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Non solo arte nel futuro di SL PDF Stampa E-mail
Scritto da Lukemary Slade   
mercoledì 21 gennaio 2009

Vi dico la verità: dopo la discussione nata a seguito della nota di Marco Minghetti (Nova100) sull’opportunità di creare ponti tra SL e RL focalizzandosi sulla produzione artistica, seguendo il suggerimento di Roxelo Babenco (http://uqbar-mediaartculture.ning.com/profiles/blogs/philip-rosedale-about-second) volevo approfondire quanto emerso dall’intervista di Robert Bloomfield (http://www.metanomics.net/transcript011909) a Philip Rosedale, per i pochi che non lo sapessero il papà di Second Life, dopo aver creato altre cosette come un sistema per videoconferenze sul web che sarebbe poi stato comprato da Realnetworks di cui il giovane Philip divenne vice presidente e Cto fino al 1999, quando lasciò l’azienda per fondare la Linden Lab.

ImageHo fatto appena a tempo a capire che per il fondatore della Linden Lab è tornato a occuparsi di sviluppi “utili” ai residenti del metaverso (una miglioria per quanto riguarda l’aggiornamento della mappa, ad esempio)  e che vorrebbe trovare il modo di far divenire più semplice l’accesso a Second Life da parte di paesi in via di sviluppo, visto l’impatto potenziale (che Phil giudica naturalmente positivo) che potrebbe avere questo tipo di ambiente sulle capacità di apprendimento e sviluppo delle potenzialità imprenditoriali di milioni di individui, che ora che Linden Lab è una “media società” (impiega circa 300-350 dipendenti) con bilanci in utile non vi sono particolari timori per le conseguenze della crisi che sta sconvolgendo l’economia statunitense e mondiale, perché, secondo Phil, Second Life è in fondo un mondo “globale” (i residenti statunitensi sono solo il 30% circa del totale).

Di tutte queste informazioni quella che mi colpisce maggiormente (perdonatemi l’abitudine professionale, resto pur sempre un analista e commentatore finanziario in RL) è che Linden Lab sia ormai “profitable”, ossia abbia trovato il modo di far soldi col web2.0, quando altri social network di maggior successo come Facebook stanno perdendone ancora nonostante un traffico (e una crescita di iscritti) decine di volte superiore a quello di SL, per di più su piattaforme relativamente più “tradizionali” come il web (sia pure arricchito di decine di applicazioni). “Second Life crea valore e in qualche caso un valore finanziario reale per gli utenti”, spiega nell'intervista Phil, che pertanto giudica la sua creatura più simile a eBay che non a un social network come FB. Può essere, ma certo le ultime mosse dell’azienda californiana fanno riflettere: sono passate 48 ore o poco più e Linden Lab ha annunciato l’acquisto, per una somma non precisata, di XStreet SL (l’ex SLexchange) e Onrez, vale a dire i due marketplace che consentono agli utenti di “creare valore” (attraverso la vendita dei propri contenuti) attraverso il web e non solo “in world”. Passo immediatamente successivo è stato quello di fondere Onrez in XStreet SL.

ImagePrima conseguenza della rivoluzione di gennaio: Linden Lab ha trovato una nuova fonte di reddito (la commissione del 5% che finora andava ai gestori dei due marketplace, che l’anno scorso ha raggiunto in valore assoluto gli 1,8 milioni di dollari “reali”), cosa che per alcuni potrebbe consentire all’azienda di non alzare ulteriormente gli affitti per le land ed evitare così ulteriori fughe di utenti. Ma se anche Linden volesse tirare il collo agli “early users” come ha lasciato intendere più volte di voler/dover fare prima o poi per “diventare grande”, questa mossa farà sì che anche se preferirete prendere casa su una delle grid alternative che stanno sviluppandosi, come l’italiana Cyberlandia, e che in certi casi (vedi Opensim) hanno già annunciato di stare studiando una propria "moneta virtuale", per conservare la vostra identità e il vostro inventario ricco di skin, shape, vestiti e oggetti con cui finora avete caratterizzato il vostro avatar, dovrete comunque passare attraverso Linden Lab. Da un lato perché le “comunicazioni” tra metaversi presumibilmente avverranno solo se i nuovi arrivati troveranno un accordo commerciale con Second Life (ad esempio divenendone “partner ufficiali”, il che presuppone una qualche forma di accordo di spartizione sui ricavi generati dagli scambi degli utenti), dall’altro perché per comprare nuovi accessori da usare in più mondi virtuali resterà sempre più comodo passare per un marketplace sul web che non andare a far visita “fisicamente” (si fa per dire) ai negozi localizzati nei singoli mondi.

Il che vuol dire anche che per i proprietari terrieri il futuro non sembra promettere nulla di buono, se non troveranno un altro business model che non sia il subaffitto delle proprie isole ai merchant come fatto finora (dopo che la compravendita di terreni è morta di morte propria a seguito dell’eccesso di terra “stampata” da Linden, col successivo crollo delle quotazioni, e dopo i successivi rialzi delle commissioni di affitto mensile necessarie a mantenerla). In prospettiva il ruolo dei singoli owner potrebbe essere preso da aziende RL, entrate troppo presto e altrettanto rapidamente uscite passato l’hype mediatico lo scorso anno. Il processo è tuttavia ancora agli inizi, le prospettive incerte e nel frattempo Linden Lab deve cercare di non rompere il giocattolino costruito e finora fatto crescere bene, almeno dal suo punto di vista. Per riuscirvi niente di meglio, appunto, che tornare a porre l’accento sui nuovi “tools” che promettono di migliorare concretamente l’usabilità del metaverso. A vantaggio dei residenti e di quegli “imprenditori” che sapranno sfruttarne i punti di forza evitando di cadere nelle numerose trappole disseminate lungo il cammino. Non di sola arte vivrà SL, insomma, ma per il business “vero” (almeno se non vi chiamate Linden Lab) la strada è ancora lunga e tortuosa.

Commenti (2) >> feed

Roxelo Babenco said: _

  Ho trovato anche io un Philip Rosedale pieno di ottimismo per il fututo di Second Life e il fatto che sia tornato ad occuparsene direttamente potrebbe farci ben sperare.
Che Second Life sia "profitable" per Linden Lab, è sicuro, altrimenti avrebbero adottato strategie di difesa. Che lo sia altrettanto per i residenti, mi lascia un po' perplessa, visto che esempi di arricchimento come accadde negli passati non se ne sono più visti.

[ah, ma certo... il "profitable" era riferito solo a Linden, il che mi pare pure giusto visto gli investimenti fatti e le dimensioni raggiunte. Se i "residenti", ossia i content creator, vorranno guadagnare dovranno imparare o reimparare a usare lo strumento, se non a livello di Starax StatoskyLight Waves almeno a livelli molto ma molto buoni... ma in fondo è così per ogni attività "reale", specie in campo creativo, no? LMS]
gennaio 22, 2009 | url

Lukemary Slade said: _

  Vi segnalo un commento che mi pare interessante, fatto dal Second Life Herald pochi giorni fa: visto che Linden Lab ha creato una infrastruttura non scalabile, che agli attuali 75-80 mila login contemporanei ha ormai raggiunto i suoi limiti, l'acquisto di Xstreet SL e Onrez potrebbe essere la prova che il futuro passerà per tanti metaversi "customerizzati" per i quali la main grid sarà solo una sorta di gate d'imbarco. E agli utenti dei quali Linden Lab e i creativi di ogni paese venderanno con una identica infrastruttura gli stessi contenuti (abiti, skin, accessori etc) per personalizzare le proprie esperienze di gioco. Leggete qui: http://foo.secondlifeherald.com/slh/2009/01/sl-hits-admits-performance-wall.html#more
gennaio 24, 2009
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